Musica e teatro con ragazzi ipoacusici

Mancano ancora poche sessioni alla fine dell’anno scolastico qui in Inghilterra e così terminerà anche il mio primo anno come educatrice musicale nell’ambito della ricerca Sounding Out” in collaborazione con la University College London, un progetto triennale sull’educazione musicale che coinvolge un gruppo di ragazzi ipoacusici tra i 10 e i 12 anni, sviluppato dall’organizzazione Creative Futures di Londra.

E’ stato un anno particolarmente complesso per me! Comunicazione attraverso il linguaggio dei segni inglese (che non parlo, quindi attraverso un interprete); concerto presso la Royal Festival Hall dopo sei mesi di progetto in collaborazione con il gruppo di teatro e, ultimo ma non meno importante, studenti adolescenti! Solo questo elemento sarebbe stato sufficiente a rendere complesso il processo!

Però siamo arrivati a giugno, tutti sani e salvi e con le spalle più larghe di prima! Adesso voglio raccontarvi come sto concludendo questi ultimi tre mesi di scuola (sì, qui l’anno scolastico termina a metà luglio).

Dopo la realizzazione del concerto presso la Royal Festival Hall che ha concluso il trimestre precedente, insieme al team di teatro e scenografia abbiamo pensato di dedicare l’ultimo periodo alla realizzazione di un video musicale

Grazie al direttore dell’istituto (il quale si mostra sempre all’avanguardia rispetto all’uso delle nuove tecnologie), abbiamo inizialmente coinvolto i 30 ragazzi in una serie di workshops di teatro, scenografia e musica (nel mio caso quindi ho diretto un incontro attraverso la body music e il drum-circle) filmando i migliori momenti avvenuti durante questi incontri e proiettandoli in un breve video, per far comprendere agli studenti quale potesse essere il risultato finale del percorso, motivandoli maggiormente.

Il gruppo di teatro ha sviluppato scenicamente cinque animali, riproducendo le caratteristiche fisiche e i movimenti che rendono unici ognuno di essi (per esempio l’apertura della coda del pavone o la proboscide dell’elefante). Nella fase successiva ci siamo dedicati all’associazione di suoni strumentali che potessero sottolineare questi movimenti, descriverli ritmicamente e timbricamente. Contemporaneamente abbiamo iniziato a sviluppare insieme agli studenti una scrittura musicale che potesse aiutarli a ricordare le loro composizioni (vedi foto). Questo format sta permettendo a tutti loro di sperimentare le diverse discipline ogni settimana (musica, teatro e scenografia) e comprendere i vari passaggi necessari alla realizzazione finale del video.

La vera cosa interessante é però dal mio punto di vista la combinazione teatro – musica, continua fonte di apprendimento che sottolinea la relazione tra il movimento e la produzione/percezione del suono, fondamentale elemento di comprensione per gli studenti ipoacusici. Ovviamente il corpo è sempre al centro di questo scambio.

Ogni ragazzo durante il percorso ha la possibilità di impersonare un animale (all’interno di un piccolo gruppo di 4-5 studenti) e musicarne un altro. Se per esempio fa parte del gruppo del leone potrebbe essere lui a muovere le braccia imitando l’apertura delle fauci dell’animale per poi trovarsi a musicare con un metallofono il movimento dei tentacoli di un calamaro gigante.

Il tutto avviene in un contesto di gruppo dove il mio ruolo come insegnante di musica (se vogliamo usare questo termine) oscilla tra momenti in cui guido e suggerisco soluzioni musicali e momenti in cui apprendo e seguo le idee dei ragazzi; tra fasi in cui suono ed altre in cui ballo; altre ancora in cui condivido una risata o richiamo all’attenzione. Il tutto in un contesto scolastico in cui le mie parole sono costantemente sostituite dal linguaggio dei segni dell’interprete. Altro che uso del linguaggio corporeo, ho imparato a rendere espressive anche le narici se devo farmi capire! Due ore così e ho finito le energie per il resto della giornata.

Tornando a noi…

Gli elementi che abbiamo sviluppato grazie a questo tipo di lavoro sono stati moltissimi, alcuni di loro anche a me inaspettati. Ecco alcuni esempi.

Partitura corporea

Il movimento a flusso che inizialmente era stato scelto dal gruppo di teatro per la descrizione dei movimenti degli animali è diventato successivamente ritmico per la necessità di essere “suonato” con gli strumenti; questa trasposizione estemporanea dal corpo allo strumento (semplicemente attraverso l’imitazione) è stato un modo per i ragazzi per comprendere il concetto di ritmo, sintonizzazione, velocità, durata, altezza. Per esempio, l’analisi della durata del movimento del braccio che descrive la proboscide dell’elefante in comparazione con il movimento delle orecchie ha permesso un approccio al concetto di tempo musicale, coinvolgendo allo stesso tempo sia i ragazzi di teatro che quelli di musica e permettendo a me di introdurre elementi del linguaggio musicale in maniera più divertente e vicina al mondo dei ragazzi. Inutile dire quanto importante la body percussion sia stata in questa fase, fondamentale mezzo di supporto per contare i tempi delle battute, per scandire le fasi ritmiche e per unire i ragazzi in un unico gruppo musicale. Nel momento dell’uso della body percussion, inoltre, vi è stato l’uso spontaneo della voce (cosa molto rara in un contesto dove il linguaggio dei segni è predominante) e questo fatto mi ha permesso di parlare ai ragazzi di altri elementi di percezione del suono (l’altezza e la durata).

Relazione suono – scrittura

I ragazzi hanno imparato a collegare un suono ad un segno, a ragionare sulle caratteristiche della dinamica e a comprendere la natura del suono prodotto. Hanno dimostrato in questa fase una grande curiosità e abilità, forse perché la scrittura è per loro un tipo di linguaggio più concreto rispetto alla musica, essendo anche più familiare e di supporto.

Lavoro inclusivo e cooperativo grazie all’improvvisazione

All’interno di ogni gruppo vi sono persone con diverse abilità e, così come accade in una normale aula di musica, anche tra i ragazzi ipoacusici c’è chi ha sviluppato maggiormente le sue abilità musicali e si sente facilitato in questo tipo di attività. Questo accade anche con il teatro: c’è chi ci si sente più o meno “portato”. La creazione estemporanea di ritmi, suoni e movimenti permette a tutti i ragazzi di partecipare contemporaneamente, ciascuno con le proprie capacità. Non vi è l’obbligo di raggiungere uno specifico livello, di eseguire un movimento preciso o suonare una sequenza musicale sullo strumento precedentemente scritta dall’insegnante o da un compositore. Le idee nascono dai ragazzi, dalla loro creatività, dalle loro intuizioni, dal loro desiderio di partecipare. L’improvvisazione mette lo studente (e anche l’insegnante che ha voglia di porsi fuori dalla sua zona di comfort) in una continua posizione di introspezione, di comprensione di sé stesso e del gruppo, di autoanalisi delle proprie competenze, in un continuo gioco intra/interpersonale, per dirla alla Gardner.

Ovviamente questa resta la mia osservazione soggettiva. Partecipando attivamente agli incontri la mia visione potrebbe essere alterata e condizionata da mille fattori. Fortunatamente siamo stati filmati dai ricercatori e a breve avrò il meeting con loro e il professore che coordina il progetto (direttore dell’area musicale all’Institute of Education – UCL) e così ascolterò anche altri punti di vista e suggerimenti.

P.s. Alle riunioni inglesi ci sono sempre tè, caffè e dolcetti 🙂

 

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